ARTISTA ALLO SPECCHIO: ROBERTO MY

Ciao Roberto presentati ai lettori di Music in Black
Sono un musicista rock salentino di 47 anni. Ho lasciato giovanissimo la mia terra, proprio per nutrire la mia passione musicale, e mi son trasferito a Bologna dove ho frequentato il D.A.M.S.
A Bologna ho vissuto più di dieci anni e ho suonato in diverse band di rock alternativo. A metà anni Novanta ne ho fondata una, i Volcano Heart con la quale ho pubblicato due demo, un disco omonimo e per ultimo un Ep, ”Afternoon Pleasures”, uscito nel 2005. Il suono della band si muoveva sulle coordinate dell’indie-rock americano e della psichedelia, genere che ho sempre apprezzato.
Poi c’è stato un lungo silenzio musicale, che è coinciso con il mio trasferimento a Roma per motivi di lavoro. Ma la fame di musica dopo un po’ è tornata a farsi sentire e dopo alcuni tentativi falliti di rimettere su un gruppo, finalmente nel 2017 sono riuscito a tornare in studio a registrare un nuovo disco, “Flares”, uscito a fine 2018 per l’etichetta “I dischi del Minollo” e distribuito da Audioglobe. Devo molto all’aiuto di Micol Del Pozzo, una mia amica bassista che mi ha supportato in quest’avventura e che è tuttora nella band . Completano la line-up del disco Pasquale Montesano (batteria), Federico Festino (piano elettrico) e Gianluca Varone (sax tenore). Questi ultimi due sono vecchi amici con cui in passato ho suonato nei Volcano Heart e sono stati ospiti in un paio di brani.

Com’è nata la tua passione per la musica?
La passione nasce dall’ascolto e dal desiderio di emulare i propri idoli. A 16 anni io ero un super fan dei Cure e con la mia prima band, i No More Colours, abbiamo iniziato suonando alcune cover dei Cure, ma anche dei Joy Division e dei Pink Floyd. Da subito però abbiamo provato anche a scrivere canzoni e man mano che i nostri orizzonti musicali si allargavano, un po’ della nuova musica che ascoltavamo (lo Shoegaze di fine ottanta, la Neopsichedelia ecc.) è entrata anche nel nostro sound. Poi all’inizio dei Novanta sono stato investito dal ciclone del Grunge e il sound americano mi è entrato nelle vene. Intendiamoci, io sono un divoratore di musica e amo spaziare tra i generi. Sono un amante dei Beatles, ma anche del Folk americano, del Soul e del Jazz. E credo che un po’ tutto alla fine abbia contribuito alla mia scrittura musicale.

Descriviti con 3 aggettivi
Tenace, passionale, indipendente.

Il tuo miglior pregio?
Riuscire a fare squadra con gli altri.

Cosa pensi della musica che ascoltano oggi i giovanissimi?
Non la amo molto, e quindi neanch’io sfuggo alla consuetudine delle vecchie generazioni che non apprezzano la musica delle nuove, ah ah.

Sogni nel cassetto?
Te ne dico uno irrealizzabile: suonare una canzone insieme a Neil Young, uno dei miei miti assoluti.

Il libro (o il film) più bello o che ti ha cambiato la vita?
“Accattone”, il primo film di Pier Paolo Pasolini. Se da più di 15 anni vivo a Roma dove lavoro come video-editor, lo devo anche a questo film.

La tua citazione preferita?
“Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso” (Ernesto Che Guevara)

Un tuo successo raggiunto?
Un piccolo successo: essere stato recensito positivamente da “Rockerilla”, una rivista di musica e cultura underground che ho iniziato a leggere quando ero giovanissimo.

Come ti vedi tra 10 anni?
Con una chitarra elettrica in mano. E spero anche con un gruppo affiatato di amici che condividono la mia stessa passione per la musica.

 

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