ARTISTA ALLO SPECCHIO: SISTA NAMELY

Ciao Sista Namely presentati ai lettori di Music in Black
Ciao a te cara Ale e un caloroso saluto anche agli amici di Music in Black! Io sono una cantautrice sarda, fiera di vivere e di essere nata e cresciuta in quest’isola meravigliosa. Il genere che canto è perlopiù Reggae insieme alla mia band The Islanders e con Islasound. Nella vita ho avuto modo di mettermi in gioco con generi quali Soul, RnB, Funk, Jazz, Rock and Roll perlopiù anni 50/60. Le mie prime incisioni risalgono a taaanti anni fa (praticamente ero una pischellina) e si trattava di Hip Hop: mi ci sono tuffata grazie a degli amici MC’S straordinari i quali pubblicarono dei lavori parecchio interessanti che catturarono l’orecchio degli appassionati. Nel Reggae mi sono ci catapultata nel 2008 con la band Dubinisland. Dopo qualche anno, a seguito delle produzioni di Unity & Culture, Islasound e Cuba Rec iniziai a lavorare come solista pubblicando Freedom un Ep su noti riddim, poi Reloveution che nostalgica ho riportato alla dimensione live con gli Islanders ed eccoci qui freschi del disco “Here and Now”.

Com’è nata la tua passione per la musica black?
Sono sempre stata fin da bambina una “creatura” che voleva dire, esprimere emozioni e diffondere messaggi. Forse la musica Black per me è questo in fin dei conti, pura e libera espressione del sé in musica. I miei “fratellini” Alessandro e Francesca sono due punkettoni con i quali tuttavia fin da bambini in casa si giocava a fare le Jam e a scrivere canzoni, si suonava e cantava e devo dirti che tutti e tre non ci siamo mai messi limiti e nonostante le preferenze musicali ci siamo sempre interessati a tutte le realtà, in base alle emozioni che si innescavano insomma. Alessandro portava a casa un sacco di cd e con gli amichetti ci si scambiava la musica. Non per parlare di lui però questa te la voglio raccontare: all’età di 8/9 anni insieme a Kayaman compagno di giochi (giuro) avevano fondato una band Ska e io in teoria gli scrivevo le canzoncine (rido parecchio a pensarci) e fecero il suo primo concerto nel cortile del loro amichetto Davide che però non suonava nulla lui nella vita ma che per solidarietà lo avevano messo alle percussioni. Ricordo che a fine concerto mio fratello si avvicinò e gli disse: “Senti Davide, col pallone sei bravissimo, però con la musica lascia perdere”. E c’aveva ragione. Avevo 13 anni quando nel parco del mio paese si tenevano i concerti di giorno, ricordo ancora il giovanissimo Bujumannu con gli Skami Ska. Ne avrei da raccontare per giorni ma queste sono altre storie.
Amo questa musica perché è autentica e quando non lo è vuol dire che è un’altra musica.

Descriviti con 3 aggettivi
Presumo di essere creativa, curiosa e lunatica.

Il tuo miglior pregio?
Sono buddista e ho una fede parecchio forte. Il mio miglior pregio è lo stesso pregio di tutti gli esseri viventi, nonché dotati di infinito potenziale in grado di essere sprigionato. TUTTAVIA resto umile e ti dico: ottimista.

Il tuo miglior difetto?
Iperattiva.

Hai sogni nel cassetto?
Ho tantissimi sogni nel cassetto. Uno sicuramente è di continuare a fare musica fino alla fine dei miei giorni. Un altro è di mantenere sempre viva la fede, l’altro è di trasmettere alte vibrazioni alle persone che incontro e poi di fare una bella chiacchierata con te dal vivo Ale dopo tutte queste interviste!

Il libro più bello che hai letto?
Sono piena di “libri più belli” che ho letto, leggo il mio libro preferito quasi ogni settimana, però ne cito alcuni tra i più prossimi e i più remoti. Sicuramente menzionerei “Donne che corrono coi Lupi” di Clarissa Pinkola Estès, che consiglio a tutte le donne e che mi ha resa ricercatrice di me stessa e di vita, poi “Storie di Vita, Jazz e Buddismo” che è un dialogo tra H. Hancock, W. Shorter e il mio maestro Daisaku Ikeda e per concludere “Le Fiabe del Focolare” dei Grimm che mi leggeva papà da piccola e che io non ho mai letto, e “Giacomino e il Fagiolo Magico” che è il primo libro letto dall’inizio alla fine, mi pare all’età di 7 anni.

La citazione preferita?
“Colei che ricrea da ciò che è morto è sempre un archetipo bifronte. La Madre della Creazione è sempre la Madre della Morte, e viceversa. Per via di questa natura duale, o duplice compito, il grande lavoro che ci aspetta e quello di imparare a comprendere quanto attorno e su di noi e dentro di noi deve vivere, e che cosa deve morire. Il nostro lavoro consiste nell’apprendere il ritmo di entrambe le cose, consentire a ciò che deve morire di morire, e a ciò che deve vivere di vivere”. Clarissa Pinkola Estès

Un film che ti ha colpita?
“A beautiful mind”.

Se tu potessi trascorrere un giorno con un artista vivo o morto chi sceglieresti?
Freddie Mercury.

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