GIOVANNI CHIRICO RACCONTA IL SUO ALBUM “BASES”

Ciao Giovanni, per iniziare presentati ai lettori di Music in Black
Ciao! Mi chiamo Giovanni, suono il sassofono e sono felicissimo di essere su Music in Black!!

Vuoi raccontarci com’è nata la voglia in te di suonare e l’amore per il sassofono?
Sin da piccolo quando capitava l’occasione di ascoltare canzoni di ogni genere, mi piaceva impararle a memoria. La cosa simpatica è che non imparavo solo il testo e la melodia della canzone, ma tutte le linee degli strumenti che sentivo, anche se non sapevo cosa fossero. Poi a casa c’erano un pianoforte e una chitarra, et voilà…
Un professore delle scuole medie voleva creare la giovane banda del paese. Quindi a tutti i suoi allievi ha consigliato strumenti a fiato e strumenti a percussione. A me è toccato il sax. Ci siamo piaciuti, ed è nata la storia d’amore.

Descriviti con 3 aggettivi
Passionale, confusionario, ironico.

Quali sono gli artisti che ti hanno ispirato in questo tuo cammino musicale?
Una costellazione infinita. Ma posso sicuramente nominare Colin Stetson, LeoP (Too Many Zooz, con i quali abbiamo fatto una session anni fa, in tempi non sospetti), Fabrizio Cassol (sassofonista e compositore belga, nonché boss del collettivo mediterraneo di cui faccio parte), Moon Hooch, Morphine, Hilight Tribe, Beats Antique. E poi tanti, tantissimi artisti del mondo del funk, e tanti artisti nel mondo dell’elettronica, che ascolto da giusto poco più di un anno.

Bases è il tuo primo album. Raccontalo in breve
Bases è una fotografia, anzi un racconto. È la storia di un comune ragazzo che si innamora della musica, e che vive la sua vita in funzione di essa, ad ogni costo. Cerca di studiarla seriamente, ma con forti difficoltà. Conosce un batterista ed un chitarrista nel primo gruppo dove viene ingaggiato, e loro diventeranno i suoi fratelli. Le vicende della vita lo portano un po’ in giro, e se da una parte il jazz geloso lo richiama all’ordine, le sirene del mediterraneo lo ammaliano con i loro suoni viscerali e primitivi, gli zingari lo fanno sentire felice, e nel frattempo la cruda elettronica berlinese lo ipnotizza, brutta bestia lei… Un girovagare di emozioni che lo portano al largo, così tanto che perde il senso dell’orientamento. Allora preferisce ripartire. Dalle basi.
Le basi della società (i suoi fratelli), facendo le basi musicali suonando le basse. Questo è BASES.

Ascoltando il tuo disco mi fa pensare a te con il sax ‘sulle spalle’ e in giro per il mondo
È un po’ così, è parte di me, parte del disco. È un sogno che ho da tempo: conoscere quanto più possibile di questo mondo, tradurlo in musica, la mia amata. Io credo che dall’alba dell’essere umano la musica sia un’entità fortissima, con un potere immane. Proprio per questo al di sopra di ogni classificazione stilistica ed accademica…

Sei impegnato nei live di presentazione o ci sono già dei progetti nuovi sui quali stai lavorando?
Ho fatto i primi concerti di presentazione, e ne farò qualche altro a gennaio/febbraio, ma a marzo ci sarà un tour di presentazione nazionale, non vedo l’ora! Nel frattempo gli impegni sono sempre tantissimi, quindi sono stato in tour europeo con Alex’s Hand, una band di musica d’avanguardia nata a Berlino con musicisti provenienti da USA, Brasile, Germania, Lettonia, Lituania… Io sono l’unico italiano. Nel frattempo con BandAdriatica sono stato in Brasile per dei concerti. Con Les Trois Lézards stiamo preparando il nuovo progetto bomba, ed è appena pronta l’idea del secondo disco a mio nome, che credo inciderò nel corso del 2020.

 

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