INTERVISTA AL COLLETTIVO HIP HOP ‘FLOAT A FLOW’

Float a Flow è un collettivo hip hop salentino che si è formato nel 2015 a Bologna. Diverse le produzioni e le collaborazioni, “Resuscita i morti” è il nome dell’ultimo lavoro discografico. In questa intervista per Music in Black i quattro rapper hanno raccontato come nascono i brani e il loro lavoro nello studio.

Ciao Float a flow, iniziamo dalla prima domanda: come vi siete conosciuti?
Karlino: io, Done e Neos ci siamo conosciuti ai tempi del liceo e abbiamo cominciato a frequentarci spesso per l’interesse comune che avevamo per l’hip hop e per il rap in particolare. Poi sono venuti i primi pezzi insieme, poi i live, poi frequentando l’università a Bologna e a Cesena abbiamo avuto modo di rafforzare la nostra collaborazione. Gsq è sempre stato in un angolo a osservarci e a supportarci, ogni tanto ci passava dei beat (abbiamo tracce Float a Flow di quasi dieci anni fa, prima ancora che il progetto nascesse), poi quando ha capito che eravamo pronti ci ha proposto di produrre un ep, che sarebbe stato Volumezero. Così nasce Float a Flow.

La vostra formazione è abbastanza recente (2015) e in pochi anni avete pubblicato due album ed un ep. Avete fatto già tanta strada…
Karlino: il bello è che in questi quattro anni abbiamo prodotto così tanti pezzi mai usciti da poter pubblicare altrettanti lavori. Abbiamo cestinato molta roba, abbiamo sperimentato tanto e con risultati che potrebbero sorprendere davvero!

Ho ascoltato l’ultimo album “Resuscita i morti”, un lavoro fuori dai soliti schemi dell’hip hop classico con un immaginario horror e un titolo che non si dimentica facilmente…
Gsq: Il disco è ispirato alle opere del maestro Carmelo Bene, ai film di Dario Argento, alla scena rock progressive italiana, inglese e tedesca degli anni 70.

Come avete lavorato in studio? Le basi come sono state prodotte?
Gsq: Il nostro metodo di lavoro è molto semplice e spontaneo. Io cerco dei segmenti musicali nella mia libreria di dischi e li taglio e riassemblo coi miei campionatori, programmo le batterie, sempre estrapolate dai miei dischi e se il loop gira è fatta. Il primo che ha una idea per il brano dà l’input agli altri che si legano per re le strofe e il ritornello, e poi quando registriamo le voci strutturiamo la canzone riarrangiando le musiche. È rap!

Una domanda rivolta a Gsq: tu nel gruppo canti e produci i beat; ti senti più a tuo agio nel ruolo di cantante o produttore?
Gsq: Amo stare in studio e dare forma ai progetti, far funzionare i brani, pensare alla scaletta, far sì che un album non sia solo una raccolta di canzoni. Dare quel punto di vista esterno rispetto ai cantanti. La differenza tra un beatmaker e un produttore è questa.

Tra i brani dell’album mi ha colpito il melodico N.L.D.S. (Zombie track)…
Karlino: Quella traccia è il vero tabù del disco. Chi conosce la storia del rap italiano può capirlo, può apprezzarlo o può storcere il naso. Io e GSQ eravamo in studio da lui quando abbiamo partorito questa idea e ci siamo subito accorti che il risultato poteva essere molto particolare.

Assistiamo da qualche anno ad una diffusione della musica trap tra i giovanissimi. Voi cosa ne pensate, questa musica sta sostituendo quella rap?
Karlino: il discorso è molto complesso. Noi ascoltiamo tanta musica, non abbiamo pregiudizi sui generi. La trap è sicuramente il sound del momento, ma ovviamente bisogna saper distinguere le mosse puramente commerciali dalla musica genuina. Le basi pseudo-trap su cui cantano quei poverini ad Amici o a XFactor non possono condizionare il giudizio che si ha su un certo genere.

Siete al lavoro su nuovi progetti discografici?
Gsq: con la mia etichetta Quattro Bambole Music sto lavorando a degli album prodotti da me in coppia con diversi rapper. Prossima uscita il disco di L-Mare, poi Comma Uno, South Uzi e altre.

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