DubMarta: “La passione per la black music è iniziata grazie alla scoperta del reggae”

Quando è nata la tua passione per la black music?

La mia passione per la black music è cominciata proprio con la scoperta del reggae. Sin da bambina ho amato profondamente la musica, a partire dalla musica classica, ascoltavo di tutto. Ricordo che a circa tredici anni ho trovato tra le cose di mia madre una cassetta di Uprising – Bob Marley, tutt’ora tra i miei album preferiti, e me ne sono appropriata all’istante. Ho ascoltato quella cassetta ogni giorno per non so quanto tempo, non solo avevo scoperto il reggae, ma avevo avuto anche un’altra rivelazione: il suono del basso. Grazie al reggae ho scoperto il basso, che dopo pochi anni ho iniziato a studiare e a suonare in vari gruppi come bassista. Tutt’ora è il mio strumento principale.
Sempre durante l’adolescenza mi sono poi avvicinata al funk e al soul con gruppi come Earth,Wind & Fire, Parliament, Funkadelic, Lauryn Hill e Erykah Badu tra i miei principali ascolti.

Quale motivo ti ha portato ad aderire al progetto Women in Black Vol. 2?

Mi è piaciuta molto l’idea di un disco tutto al femminile. In un’industria troppo spesso dominata da uomini è bello sentirsi rappresentate da un progetto come questo. Inoltre, visto che vivo a Londra da vari anni, mi ha fatto molto piacere tornare a far parte di un progetto tutto italiano.

In Italia non è semplice lavorare con la musica. Tu come cerchi di sopravvivere sulla scena?

Anche se non vivo in Italia credo che la situazione dei musicisti sia simile un po’ dappertutto. Contemporaneamente al mio progetto “DubMarta” lavoro come bassista anche con altri gruppi, tra live e recording sessions e insegno musica a bambini e ragazzi. Scrivo anche di musica, ho curato molte recensioni di playlists per un noto digital store a livello globale. Mi piace anche organizzare eventi e quando ho la possibilità collaboro con un centro nel mio quartiere dove organizziamo eventi culturali.

Con quale grande artista internazionale ti piacerebbe fare un featuring?

Non è una risposta semplice, ma d’istinto direi Erykah Badu. È una grandissima artista e penso che sia anche una bella persona. Adoro la sua voce, il suo modo di scrivere, la sua musica e il suo essere un’artista “conscious” che ha raggiunto fama mondiale senza doversi vendere troppo alle logiche di mercato e soprattutto continuando a dire ciò che pensa. A luglio la vedrò dal vivo per la seconda volta e non sto nella pelle!

Qual è l’ultimo disco che hai ascoltato?

Give The People What They Want – Sharon Jones and the Dap-Kings. Bellissimo album soul-funk uscito nel 2014. La voce di Sharon Jones è divina e lei di carisma ne ha da vendere. Un’artista vera, purtroppo andata via troppo presto. Recentemente ho visto un documentario su di lei e la sua band, consiglio a tutti di guardarlo. Una cantante che ha dovuto aspettare tantissimo prima di avere il successo che si è meritata. In un’industria che troppo spesso tratta le donne solo come prodotti da mettere in vetrina, in cui ciò che conta di più è l’aspetto fisico, mettendo il talento artistico in secondo piano. Non a caso nell’industria del pop, nella maggior parte delle volte, lo spessore artistico è pressoché inesistente o di livelli bassissimi a mio parere.

Quali progetti hai per il futuro?

Sto scrivendo pezzi per il mio album, che inizierò a registrare a breve ed uscirà alla fine di quest’anno se tutto va bene. Oltre allo scrivere i testi e le musiche dei miei brani, mi occupo degli arrangiamenti e della post-produzione, quindi ho un bel po’ di lavoro da fare! L’idea è quella di collaborare con alcuni tra i vari artisti che stimo, tra musicisti, cantanti e producers, invitandoli a fare parte di questo lavoro. Il disco sarà prevalentemente reggae, ma con abbondanti influenze e contaminazioni soul, funk e un pizzico di elettronica.

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